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   L'URLO DI SAN MARTINO

     La Repubblica di Senarica

 

 

 

 

 

   Supplemento a L'IRIDE n. 5 Dicembre 2006

   Per Informazioni:

  FEDERPROLOCO TERAMO

   Redazione: Via A. Rambelli, 3 - 64100  TERAMO -TE-
   Tel. e fax. : 0861.212748
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Il  racconto de “L’URLO DI SAN MARTINO” si caratterizza di per sé per una particolare tipicità: riserva infatti al lettore scorci di storia incrociati, chissà, a leggende, con una narrativa piuttosto insolita a quella cui siamo usualmente abituati.

I fatti che andremo a illustrare ed a rappresentare sono tratti dal libro di un ricercatore di storia locale: Guglielmo Magnifico, nato a Crognaleto il 1912 e morto a Roma nel 1994.

 

Egli non fu uno storico di professione, il suo incontro con la storia nasce dalla curiosità di conoscere le origini del proprio luogo e le motivazioni del rancore e delle diffidenze che alcuni paesi dei dintorni nutrivano nei confronti di Senarica.

 

I “semplici e piccoli” fatti, dove non mancano forzature ed inesattezze, e che sembrano scorrere paralleli ai grandi avvenimenti storici dell’epoca, s’inscrivono però nella Storia e acquistano tutta la loro autenticità nella ricostruzione di un sistema di vita di un popolo montanaro, abitante delle borgate e dei casali, e soprattutto nel richiamo a quei fenomeni legati al brigantaggio abruzzese e più in generale al brigantaggio napoletano.

 

Siamo a metà del secolo XIV (tardo medioevo), detto anche il secolo della discordia o della guerra dei cento anni.

 

L’Italia è divisa tra cinque potenze principali: il Ducato di Milano, la Signoria di Firenze, lo Stato della Chiesa, La Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli.

La grande avventura di Milano s’identifica con la dinastia dei Visconti, una potentissima famiglia ghibellina il cui interesse si focalizzò nella politica di conquiste e annessioni in Italia settentrionale.

 

Se troviamo citato, nella storia locale di Guglielmo Magnifico, il nome di Ambrogio Visconti, capitano di ventura, condottiero de “La Compagnia Italiana” è perché egli, figlio bastardo di Bernabò, riconosciuto e legittimato proprio da Giovanni Visconti, Arcivescovo di Milano, dopo la morte dello stesso, non solo non poté partecipare alle divisioni ereditarie, ma fu persino scacciato con la sua Compagnia di Romagna e quindi costretto a ritirarsi verso i territori delle Marche, nelle zone di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.

 

Sembra che nelle intenzioni di Ambrogio Visconti vi fosse l’idea di reclutare nuovi elementi e con  un organico più massiccio di invadere il territorio del Regno di Napoli.

 

Esso era all’epoca il più vasto Stato della penisola, ma a questa grandezza territoriale non corrispondeva un’adeguata forza economica e militare e la Regina Giovanna D’Angiò era troppo occupata… nei suoi intrighi d’amore e di morte.

 

In questa Italia, divisa e lacerata da guerre e conflitti continui, prese corpo il fenomeno delle Compagnie di Ventura, formazioni di mercenari specializzati al servizio di condottieri (così chiamati dalla “condotta” il contratto d’appalto mediante il quale venivano assoldati i condottieri e i loro guerrieri).

 

I condottieri erano spesso nobili caduti in rovina, ma i soldati venivano reclutati soprattutto tra le popolazioni contadine più povere, e non era raro trovare tra essi galeotti e briganti; erano individui che speravano di trarre dalla guerra un rapido arricchimento e che vedevano nel saccheggio e nella rapina l’occasione d’oro per porre fine ad una vita di stenti.

 

Anche per questo le Compagnie di Ventura seminavano il terrore al loro passaggio, stragi, devastazioni e rapine, una presenza che gli stessi contemporanei avvertivano come un flagello, e che già il Petrarca aveva giudicato una pestilenza più orrenda della peste.

 

In questo scenario tardo-medievale, non troppo distante dalla fortezza di Civitella del Tronto, avviene l’incontro tra il Visconti e il falso Laudano, il brigante Giacinto Lauria di Senarica, che si offre di accompagnare il condottiero per gli articolati e pericolosi sentieri dell’Abruzzo interno, per poi tradirlo e consegnarlo ai nemici: i soldati del Regno di Napoli.

 

Ma, tra un fatto e l’altro, la verità cominciò a giungere alle orecchie del  Capitano Visconti, che nutriva davvero poca fiducia nei confronti del Laudano.

 

E la conferma gli giunse proprio nei pressi di San Martino precisamente a Castiglione, quando la giovane e bella Marianicola informò il Visconti di aver saputo dell’arrivo dei briganti mercenari proprio da Giacinto Lauria  (Laudano).

 

Ormai troppo tardi.

 

Già diverse colonne di truppe dell’esercito Regnicolo arrivavano nei pressi di Senarica guidate da Laudano ed al Visconti non restava altro che affrontarli.

E fu lì, lungo il corso del Vomano, che il Comandante dei Briganti e gran parte dell’esercito stesso subirono la sconfitta del traditore Laudano, che aveva intanto richiamato a sé tutti gli abitanti della zona incitandoli alla sconfitta dei Briganti, gli stessi che poco prima aveva finto di comandare.

 

L’ultima vendetta dei pochi reduci Briganti fu quella di bruciare tutta la località di San Martino, dietro ordine del Visconti…… da allora non vi è più alcuna notizia di San Martino, ma è certa la  conseguente nascita nel pianoro ad est di Piano Vomano.

 

Gli abitanti del luogo, troppo distanti dalle problematiche politiche e storiche, vivono la loro piccola grande tragedia di difesa personale: in mezzo come un agnello sacrificale, ecco comparire quello straordinario personaggio femminile, insolito per l’epoca e in quella cultura impermeata di narcisismo, che è Marianicola  Crognale.

 

A testimoniare ciò che rimane oggi di San Martino è la presenza di un grande terrazzamento con una meravigliosa muraglia Ciclopica, e di cumoli di maciarine dove si è trovato di tutto (monete, anfore, tegami, frecce di selce, ecc).

 

Qui s’inserisce il motivo, spesso troppo enfatizzato dal Magnifico, della discordia tra San Martino e Senarica.

 

Lasciamo alla curiosità di ciascun lettore la possibilità di scoprire questo peculiare finale.

   

Dal prosieguo di questo racconto, l’Associazione Pro-Loco di Piano Vomano, ha realizzato uno spettacolo itinerante rievocativo, (commissionata all’associazione Culturale “IL BAGATTO”), con il coinvolgimento anche di quaranta teatranti nostri concittadini e soci della Pro-Loco. 

Per saperne di più rivolgersi alla Pro Loco Piano Vomano.